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18-25 gennaio
Settimana di preghiera
per l'unità dei cristiani


Sabato 21 gennaio
ore 18,50
Incontro con i fidanzati
sul matrimonio


 




Benvenuti nel sito della Parrocchia di Santa Vittoria

Continueremo a essere umani? PDF Stampa E-mail
Scritto da Ilaria   
Giovedì 26 Gennaio 2012 19:57
altIl Giorno della Memoria, ricorre annualmente in memoria di quel 27 gennaio 1945, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, in cui l’esercito sovietico, nel corso dell’offensiva verso Berlino, arrivando presso Oświęcim (Auschwitz, in tedesco), scoprì il più famoso campo di concentramento e liberò i pochissimi superstiti. La scoperta del Lager di Auschwitz e le testimonianze dei sopravvissuti rivelarono al mondo l’orrore del genocidio nazista.

Accanto ai 6 milioni di ebrei furono massacrati anche  migliaia di zingari e di omosessuali, di cui si parla poco o niente.
La comunità degli zingari parla di 500.000 morti.
Quanto agli omosessuali, se ne parla ancora di meno. Heinrich Himmler, lo spietato capo delle Ss, scrisse su di loro: "dal 7 al 10% di uomini sono omosessuali. E se la situazione non cambia, ciò significa che il nostro popolo sarà annientato da questa malattia contagiosa... un popolo che ha molti bambini può ambire al dominio del mondo. Un popolo di razza nobile ma che ha pochissimi bambini possiede solo un biglietto per l'aldilà...".
 
La cosa tragica è che qualcuno, ancora oggi, si chiede se si possa parlare di genocidio anche per loro!

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Nella Rete di Gesù PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Sabato 21 Gennaio 2012 20:48
altGesù inizia il suo ministero quando sarebbe prudente smetterlo: dopo l'arresto di Giovanni.
Un evento negativo lo spinge alla predicazione.
 Nel racconto tutto appare facile e veloce: Gesù passa per la riva del lago, vede i pescatori, li chiama, ed essi, lasciando tutto lo seguono subito. Questo accade due volte, in rapida successione.
 
Magari fosse così facile! Magari bastasse un semplice “vieni” per mettere in moto le persone ad uscire dalle loro case e partecipare alle varie iniziative, anche della parrocchia.

Oggi la fede, il Vangelo e la comunità cristiana sono avvertiti, specialmente dai giovani, come realtà passate, e non più così significative per la vita.

Ma chi sono i giovani? Oltre due milioni di giovani tra 15 e 29 anni si trovano in una posizione ambigua, perché non" lavorano e "non" studiano. E non sono neppure impegnati attività di "formazione" e "apprendistato". Una sorta di  generazione "non", "accantonata", provvisoriamente, dagli adulti che non sanno come comportarsi con i giovani. I loro genitori, per quanto possibile, li tutelano e li proteggono. E, al tempo stesso, li controllano, frenano la loro voglia di rendersi autonomi. È una generazione di giovani che faticano a crescere. Perché gli adulti e gli anziani, ammesso che qualcuno sia ancora disposto a dichiararsi tale, li vogliono così: eterni adolescenti.
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Venite e vedrete PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Domenica 15 Gennaio 2012 21:29
 
altLa chiamata dei primi due discepoli ci invita a riflettere sulla nostra vocazione, una vocazione che è di tutti, non solo  dei preti e delle suore. Siamo tutti chiamati a fare esperienza di Dio!
 
Chiamare significa far compiere un cammino, mostrare un itinerario: venite e vedrete!
Il verbo vedere, non indica semplicemente un guardare, ma un fare esperienza, con tutti i sensi, un’esperienza che nasce dall’ascolto, e viene alimentata dal desiderio e dalla ricerca personali.
Se nella vita cristiana cerchiamo solo delle buone e definitive regole di comportamento per stare bene noi e la società, alla fine troveremo forse solo regole e leggi. Ma tutto questo non è il cuore dell’essere cristiani e dell’essere Chiesa. I discepoli interrogati da Gesù:“Che cercate?”, non rispondono domandando regole e insegnamenti, ma rispondono con la ricerca di stare e abitare con lui. I due discepoli vanno dietro Gesù, perché Giovanni il Battista li ha spinti; Simon Pietro a sua volta arriva a conoscere Gesù tramite il  fratello Andrea. Questa è la Chiesa. Questo è il motivo per cui i cristiani sono chiamati a testimoniare la propria fede. I discepoli andarono, videro e restarono con lui. Erano circa le quattro del pomeriggio. Quel giorno, quell'istante, è così importante che segna l'inizio di una vita nuova.
A questo siamo chiamati: a fare esperienza di Dio.
 
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Annunciare il Vangelo è per me una necessità PDF Stampa E-mail
Scritto da Don Gian Piero   
Venerdì 13 Gennaio 2012 20:51
 
altS.E. Mons. Bruno Schettino
Arcivescovo di Capua
Presidente CEMI e Migrantes

Siamo grati al Santo Padre Benedetto XVI per il Messaggio che ha voluto offrire alla cristianità in occasione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2012. Il tema che ha proposto è di grande prospettiva e di forte impegno da realizzare, perché «chiama la Chiesa a compiere una nuova evangelizzazione anche nel vasto e complesso fenomeno della mobilità umana, intensificando l’azione missionaria sia nelle regioni di primo annuncio, sia nei Paesi di tradizione cristiana».

Il tema proposto infatti è “Migrazioni e nuova evangelizzazione”. Ciò realizza in pieno la missione della Chiesa, che è inviata ad annunciare Gesù Cristo, Figlio di Dio e unico Salvatore. Siamo a tal fine invitati a rinnovare la nostra vita, a risvegliare l’entusiasmo di una fede giovane, ma matura, ad annunciare la novità del Regno, a proclamare il Vangelo ad ogni creatura.
 
Già San Paolo ricordava ciò alla Comunità Cristiana di Corinto: «Annunciare il Vangelo non è per me un vanto, perché è una necessità che mi si impone: guai a me se non annuncio il Vangelo!» (1Cor 9, 16). Questa urgenza è sentita maggiormente nel nostro tempo segnato da abbattimento delle frontiere e da quel processo in atto di globalizzazione che determina l’incontro tra i diversi popoli, tra le diverse culture e quindi anche della facilità della comunicazione globale.
 
La storia delle migrazioni è segnata da sofferenze, alla ricerca di una esistenza migliore possibile, sfuggendo da minacce di persecuzioni, guerre, violenza, fame, pericoli derivanti da catastrofi naturali. Questo determina un flusso di persone e di diversa problematica sia dal punto di vista umano che etico e religioso. L’apporto delle culture e delle tradizioni personali, familiari e dei diversi popoli determina poi una frammentazione di linguaggi, per cui la società è sempre più multietnica e multiculturale. Richiede ciò molto sforzo di buona volontà scambievole, perché possano legittimamente esistere e dialogare le identità e le differenze. Ciò non toglie che vi sono fondati rischi di «cancellare Dio e l’insegnamento della Chiesa dall’orizzonte della vita, mentre si fanno strada il dubbio, lo scetticismo e l’indifferenza, che vorrebbero eliminare persino ogni visibilità sociale e simbolica della fede cristiana». In questo contesto storico culturale può capitare che i migranti che hanno conosciuto Cristo Gesù, nel nuovo contesto possano pensare che la fede non è più valida ed incidente nella vita. «Qui la Chiesa è posta di fronte alla sfida di aiutare i migranti a mantenere salda la fede, anche quando manca l’appoggio culturale che esisteva nel paese di origine, individuando anche nuove strategie pastorali, come pure metodi e linguaggi per una accoglienza sempre vitale della Parola di Dio».
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Tu, figlio, mi piaci! PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Domenica 08 Gennaio 2012 22:02
sorgenti del fiume Giordano«O voi tutti assetati, venite all’acqua…
Perché spendete denaro per ciò che non è pane,
il vostro guadagno per ciò che non sazia?»
In questo tempo di Natale, appena trascorso, abbiamo accolto il Figlio di Dio. Ci siamo stupiti con i pastori,ci siamo interrogati con i Magi, abbiamo meditato con Maria.
 Marco, come suo solito, non si dilunga in particolari, ed ecco Gesù, adulto, in fila per farsi battezzare nelle acque del Giordano.
Perché Gesù è andato a farsi battezzare?  Dio non approfitta del suo essere Dio: vuole fare esperienza di umanità, senza trucco.
Gesù nel fiume Giordano non ha compiuto solo un formale rito esteriore. Quel giorno i cieli si sono aperti per lui e ha sentito con le sue orecchie umane la voce di Dio Padre che gli diceva che era il figlio amato.
Egli è il figlio amato, di cui Dio si “compiace”. Compiacere è termine raro e prezioso che significa: tu, figlio, mi piaci a prescindere.
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