Storia della Messa

altLa Messa, nell'accezione popolare,  é la celebrazione  comunitaria del mistero pasquale.
 Nel corso dei secoli ha avuto varie denominazioni tutte su fondamento neo-testamentario: "cena del Signore", "frazione del pane", "offerta", "sacrificio", "memoriale", "messa ed eucaristia".
La Messa é il "sacramento" per eccellenza, perché "presenza operante del Risorto che rende culto al Padre nello Spirito”.
 
 
Il termine "messa"  deriva da "missa"  equivalente a "missio",  cioé congedo  ed entrò in vigore dal IV secolo, quando il rito comportò il congedo dei catecumeni prima dell'Offertorio. S. Agostino esplicitò con chiarezza questo congedo rituale:
"Ecce post sermonem fit missa catechumenis, manebunt fideles" (Ecco, dopo il sermone, si faccia il congedo dei catecumeni, restino i fedeli).
 
Secondo il RITO, la messa si distingue in:
  • Messa in rito latino o romano
  • Messa in rito greco
  • Messa in rito armeno
  • Messa in rito ambrosiano.
 
   Secondo la SOLENNITÀ:
  • messa letta  o bassa o privata, cioè semplicemente recitata dal celebrante in ogni sua parte e senza canto
  • messa solenne  o cantata in cui il celebrante é assistito dal diacono e/o altri accoliti
  • messa concelebrata, o concelebrazione, entrata in uso nella seconda metà del secolo attuale, cui partecipano contemporaneamente vari presbiteri in qualità di con celebranti
  • messa pontificale, anticamente detta "messa in  pontificale", celebrata solennemente da un vescovo o da un prelato con l'assistenza di numerosi ministri e sempre cantata da un'apposita corale  diretta da un maestro di cappella
  • messa papale, celebrata dal papa con cerimoniale molto solenne ricco di un vastissimo rituale che, con la riforma liturgica del Vaticano II, si é molto ridotto, per dare, invece, spazio alla centralità religiosa espressa sia dall'omelia papale rivolta al mondo con l'aiuto dei media, sia all'incidenza ecumenica con la presenza di celebranti e fedeli di tutto il mondo ai quali viene concessa l'espressività cultuale dei riti originari con canti, musiche, gestualità
  • messa vespertina, celebrata la sera precedente la festa, entrata in vigore  con la costituzione apostolica del 6 gennaio  1953
  • messa funebre o di requiem, celebrata in suffragio di defunti.
 
La messa é l'unico e supremo rito sacrificale del cristianesimo cattolico e fin dai primi secoli é il centro della vita liturgica e mistica della Chiesa.
 
Le origini
Nel culto dei primi cristiani sono già presenti la predicazione, la lettura, preghiere ed inni a scopo didattico.
 altSan Giustino, nell'anno 150, dà la prima descrizione della Messa romana, distinta in due parti: quella "didattica", fatta di letture  sacre degli Apostoli e dei Profeti, e quella "sacrificale", centrata sulla Passione.
La lingua usata era il greco; l'uso della lingua latina subentrò verso il IV secolo.
Il "Canone latino definitivo"  fu elaborato a Roma, anche se a darcene testimonianza é il vescovo di Milano S.Ambrogio nel suo libro "De Sacramentis".

 altNei secoli V e VI la liturgia romana della messa cominciò a diffondersi anche oltre l'Italia: in Spagna il vescovo Profuturo nel 538 volle il Canone romano; nel 563 il Sinodo di Praga ordinò l'assimilazione della liturgia spagnola a quella romana; lo stesso avvenne in Inghilterra, dopo la missione di Agostino voluta da Gregorio I.
Nelle Gallie la riforma instaurata da Pipino e proseguita da Carlo Magno con l'intento di sostituire la messa gallicana con quella romana influì, nel decorso degli anni, sul rito e le orazioni della stessa messa romana: le incensazioni dell'altare, del Vangelo, del celebrante, dei fedeli sono di origine gallicana, così come i segni di croce durante il Canone e il maggior numero di orazioni.
 

Altre significative innovazioni avvennero tra l'VIII e XI secolo: l'altare non fu posto più fra il celebrante ed il popolo, ma in fondo all'abside, così che il sacerdote compiva il sacrificio volgendo lespalle all'assemblea; il clero assisteva ponendosi davanti al popolo e non più dietro l'altare; lo stesso assunse dimensioni maggiori in larghezza: le parti laterali si usarono per letture ed orazioni, al centro
solo il sacrificio.
 Con l'uso del pane azzimo s'introdusse la grande Ostia ad uso del celebrante e piccole Ostie, raccolte nella pisside, per la comunione dei fedeli inginocchiati. Il rito dell'elevazione dell'Ostia consacrata s'introdusse solo verso il XII secolo, mentre quella del calice fu resa obbligatoria nel 1570 col Messale di Pio V. Questo testo pubblicato il 14 luglio 1570 divenne normativo per tutte le chiese d'Occidente, uniformandone testi e riti, ad eccezione di quelle chiese che possedessero un rituale proprio da almeno 200 anni.
 
 
altLa Riforma Liturgica dopo il Concilio Vaticano II
 Con la riforma liturgica seguita al Vaticano II, la celebrazione eucaristica, abbandonata la lingua "canonica" latina, avviene secondo le lingue nazionali per permettere una più consapevole partecipazione dell'assemblea ed il suo inserimento attivo nell'azione liturgica. Allo stesso scopo l'altare della celebrazione, fisso o mobile, é collocato all'esterno del presbiterio e rivolto verso l'assemblea dei fedeli.
Riveste il carattere di altare "maggiore" quello nel presbiterio, sul quale é eretto il tabernacolo per la conservazione e custodia delle specie eucaristiche consacrate e non consumate.
Il presbiterio é la parte della chiesa separata con balaustra, il cui accesso era interdetto a persone estranee al culto e perciò riservato solo al clero e suoi coadiutori; attualmente anche questa zona non é più interdetta, specie alle donne: vi prendono posto solitamente i coristi durante le celebrazioni solenni. Altra significativa modifica innovativa é "il modo" col quale i fedeli  si annettono alla Comunione: dal primitivo inginocchiarsi alla balaustra, in vigore fino agli anni 70, si é passati all'attuale avvicinamento per processione, in piedi; l'assunzione dell'Ostia può avvenire direttamente sulla lingua, oppure per ricezione sulle mani; la comunione é contemplata sotto le due specie anche per i fedeli, per intinzione o per bevuta diretta dal calice del vino, in celebrazioni di particolare significatività per l'assemblea: per esempio durante cerimonie di consacrazione religiosa e/o secolare, al termine di un corso di esercizi spirituali, nell'amministrazione solenne di sacramenti, o per concessioni stabilite dal diritto canonico.
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