Ricordi di signora Vittoria Pinna

Signora Vittoria mi invita a sedermi di fronte a lei, con la sua consueta gentilezza e disponibilità, mentre sta preparando le zucchine al tegame.
E’ molto orgogliosa nel rivelarmi che è nata nel 1917, quindi compirà 92 anni a settembre
Il suo dolcissimo viso si illumina quando le chiedo se ricorda qualche sacerdote della nostra parrocchia.
 
- Li ricordo tutti, sono stata amica delle loro sorelle, nipoti e genitori.
 
Insomma con tutte quelle persone che, di volta in volta, seguivano il parroco nel loro ministero a Sarroch.
- Con loro facevamo dolci e cucivamo.
 
Fervente cattolica, splendida voce del coro, è sicuramente la persona giusta per trasmetterci i suoi ricordi quale preziosa testimonianza di un passato che ormai non sarebbe possibile trovare da nessun altra parte.
I sacerdoti che ricorda sono accomunati delle stesse caratteristiche: giovani e gentili.
 
- Sono stata battezzata dal signor Vargiu (a Sarroch dal 1909 al 1918).
 
Mi stupisco del signor usato prima del nome del parroco, ma signora Vittoria mi spiega che il don era stato introdotto dal fascismo.
Mi viene in mente il don Abbondio di manzoniana memoria e che il termine era stato comunemente utilizzato, a partire dalla metà del Duecento, per indicare i nobili di alcune regioni, ecclesiastici e religiosi.
 
Don deriva dalla parola latina Dominus, che significa signore, padrone.
Il nobile è dominus cioè "signore, padrone" di terre, case, possedimenti in generale, per sua propria natura.
Il sacerdote è dominus, invece, per analogia con il Dominus del cielo e della terra.
Esempi letterari di personaggi famosi che portano questo titolo sono fra i nobili Don Rodrigo, Don Chisciotte e Don Giovanni; fra gli ecclesiastici Don Abbondio, Don Camillo.

Comunque, il fatto che in questo paese il don sia stato utilizzato solo a partire dal periodo fascista, rimane un mistero.

Ora capisco il predi Cao (a Sarroch dal 1900 al 1905) usato da mio nonno quando parlava del sacerdote che l’aveva battezzato e tenuto in casa sua per qualche anno, dato che  lui era un suo nipote.
E pensare che per tanti anni avevo immaginato che fosse il soprannome di un sacerdote sempre in vena di fare prediche.
Luigi Cao era un nostro paesano e viveva in una casa di sua proprietà in via Lamarmora.
Nella sua casa abbondava ogni ben di Dio per i regali avuti non solo dalla popolazione locale, ma anche da quella circostante per la sua capacità di recitare preghiere che erano di aiuto alle persone più deboli le quali non mancavano di ricompensarlo con abbondanti provvigioni.
 
Del sacerdote Antonio Vargiu ne parlava sempre una sorella di mio nonno, zia Greca, che andava a casa sua per aiutarlo nelle faccende domestiche.
A differenza di Luigi Cao, il signor Vargiu patì la fame come quasi tutto il resto del paese
Erano anni di miseria, ignoranza e fame.
 
Nella visita pastorale del 1907, l’Arcivescovo Pietro Balestra parlava dell’abbandono in cui si trovava la parrocchia da molti anni e nel 1914 l’Arcivescovo Francesco Rossi esortava il M. Rev. Signor Antonio Vargiu a occuparsi dell’istruzione religiosa dei fanciulli.
Purtroppo la Prima Guerra mondiale lasciò altra miseria e poco spazio a qualsiasi tipo di istruzione.
Zia Greca raccontava con tristezza che il sacerdote Vargiu le chiedeva di andare in chiesa per vedere se qualcuno avesse lasciato in offerta almeno un centesimo per poter comprare un pezzo di pane.
 
 
Signora Vittoria continua il suo viaggio nel passato.
 
-         Prima del 1928, anno in cui è stata inaugurata la casa canonica, alcuni sacerdoti abitavano in via Roma.
           Luigi Cao, come ho già detto, aveva una casa di sua proprietà in via Lamarrmora e il Rettore Secchi(a Sarroch dal 1918 al 1923) si era trasferito, con sorella e nipoti, nella bella casa in via Cagliari, attualmente di proprietà della famiglia Farigu.
 
Chiedo a signora Vittoria se ha mai sentito parlare dei presunti esorcismi praticati dal prete Cao e da don Antonio Exana (a Sarroch dal 1923 al 1929), ma lei mi risponde di no, si commuove, invece ricordando don Raffaele Perra (a Sarroch dal 1934 –morto nel 1937)
alt- Arrivò con la sorella Angelina con la quale strinsi una grande amicizia e ci conquistò subito con la sua dolcezza e gentilezza.
La sua morte ha colpito tutti. Al funerale, celebrato da molti sacerdoti della zona, c’era il paese intero.
Non avevo mai visto la chiesa e la piazza così stracolma di persone, che lo piangevano sinceramente.
Il suo ultimo anno di vita è stata segnato dalla sofferenza, ma non si arrendeva. Credo che avesse la leucemia. Mi capitava di incontrarlo per strada che camminava sorreggendosi al muro. Qualcuno si offriva di aiutarlo, ma lui rifiutava gentilmente e diceva che ancora ce la faceva.
Espresse il desiderio di essere sepolto a Sarroch, non certo perché non avesse parenti al suo paese, mi sembra che fosse di Quartu S. Elena, infatti al suo funerale c’erano tutti i suoi familiari, ma perché qui era stato accolto con affetto e amicizia.
 
Lo stesso Arcivescovo Piovella, nella sua visita pastorale dell’ottobre del 34, dopo appena tre mesi dall’arrivo di don Perra, non mancava di segnalare la stima e l’affetto che la popolazione mostrava per questo zelante sacerdote.
 
Nei ricordi di signora Vittoria occupa un posto particolare monsignor Giovanni Tronci (a Sarroch dal 1938 al 1944).
 
- Aveva un grosso cane di nome Su Negus. Una volta, mentre passavo in piazza, mi è saltato addosso.
Per difendermi sono dovuta salire sul campanile; scesi solo quando mons. Tronci uscì dalla casa canonica, afferrò il cane e persino lo sgridò per avermi aggredito.
 
Signora Vittoria continua ad affettare le zucchine, ma vedo che è molto lontana dalla sua cucina: ricorda gli anni in cui cantava nel coro parrocchiale.
Per un certo periodo sua sorella Gigina aveva suonato l’armonium, sostituendo signorina Demontis la quale aveva avuto problemi con qualcuno della parrocchia.
Non posso fare a meno di pensare che certe cose non cambiano mai…
 
Colgo l’occasione per chiederle se in chiesa, oltre l’armonium, ci fosse anche un organo.
Lei conferma dicendo che però era stato regalato ai marchesi di Villa d’Orri visto che ormai non c’erano più uomini per poterlo suonare.
 
Non è conveniente che una donna suoni l’organo e vi cantino le fanciulle;
in esso suonino e cantino gli uomini; le donne collochino l’armonium in chiesa dalla parte loro e ivi suonino e cantino. I canti liturgici siano secondo l’uso della Chiesa in due cori alternati degli uomini e delle donne.(Ernesto Maria Piovella, visita pastorale 21 dicembre 1928).
 
Prima di andarmene, signora Vittoria spende due parole per don Mario Contu (a Sarroch dal febbraio del 52 all’aprile del 53)
 
- Era una persona buona e gentile. Forse era troppo moderno per la mentalità di questo paese e sicuramente alcuni suoi atteggiamenti sono stati fraintesi.
 
Sono sicura che è proprio così e molte altre persone hanno di lui un ricordo affettuoso.
 
Saluto signora Vittoria e la ringrazio per la sua incredibile disponibilità, ma soprattutto per la sua testimonianza chiara, pulita e per averci fatto sentire un po’meno lontani dal nostro passato.
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