Ricordi di signora Nina Musu

 
Signora Nina, novantuno anni portati splendidamente, sorride non appena mi vede davanti al suo cancello. Mi sta aspettando seduta in veranda, cercando un po’ di fresco in questa caldissima estate.
È praticamente cresciuta in parrocchia e di sacerdoti ne ha sempre sentito parlare poiché sua madre, Virginia Caboni ( a destra, con il marito Salvatore Musu e la nipotina Gigina, madre di Antonietta e Bruno Tolu), era nipote del famoso predi Cao.alt
Signora Nina precisa che Luigi Cao era originario di Cabras ed era un cugino di sua nonna materna. I numerosi figli di questa cugina furono considerati da don Cao suoi parenti stretti e con tutti loro ebbe un rapporto di grande affetto.
Questo sacerdote era molto conosciuto soprattutto per le sue doti di esorcista.
Noto in lei una certa riluttanza a parlare di questo argomento, perché ha paura che possa essere fraintesa.
 
Certamente quando parliamo di queste cose ci muoviamo su un terreno estremamente delicato.
 L'esorcismo è un'antica e particolare forma di preghiera che la Chiesa adopera contro il potere del maligno.
 Ecco come nel Catechismo della Chiesa Cattolica viene spiegato cos'è l'esorcismo e come esso viene esercitato:
“Quando la Chiesa domanda pubblicamente e con autorità, in nome di Gesù Cristo, che una persona o un oggetto sia protetto contro l'influenza del Maligno e sottratto al suo dominio, si parla di esorcismo. Gesù l'ha praticato (Mc 1, 25 s.); è da Lui che alla Chiesa deriva il potere e il compito di esorcizzare (cf. Mc 3, 15; 6, 7.13; 16, 17).
In una forma semplice l'esorcismo è praticato durante la celebrazione del Battesimo.
L'esorcismo solenne, chiamato "grande esorcismo", può essere praticato solo da un presbitero e con il permesso del Vescovo.
In ciò bisogna procedere con prudenza, osservando rigorosamente le norme stabilite dalla Chiesa”.
 
La domanda che mi sono posta è se Luigi Cao avesse l’autorizzazione della Chiesa. Ovviamente ci muoviamo su un piano di supposizioni e deduzioni.
Sicuramente godeva della fiducia del Vescovo e questo lo si può intuire da un episodio che ha avuto come protagonisti questo sacerdote e il fratello di don Pepicu, il signorotto del Paese .
Signora Nina racconta che il nobil uomo, proprio in seguito ad un litigio, era riuscito a far trasferire il parroco a Villa San Pietro, ma dopo pochissimi giorni il prete era riuscito a ritornare a Sarroch e qui vi è rimasto per circa quaranta anni, praticamente per tutta la seconda metà dell’800.
Credo che senza la fiducia del vescovo questo sarebbe stato impossibile.
Dalle numerose testimonianze raccolte sappiamo che era un sacerdote generoso e che si prodigava per gli altri. La sua bella casa era piena di prosciutti, dolci, pane che lui distribuiva ai più poveri.
Arrivavano i cavalli carichi di provviste, dono per aver praticato qualche esorcismo. Era un sacerdote molto alto, snello. Quando passava per le strade la gente gli baciava rispettosamente la mano.
In casa della mamma di signora Nina c’era una sua foto appesa al muro
 
- Quando guardavo quella grande foto non potevo fare a meno di notare la forte somiglianza tra don Cao e l’immagine di don Bosco. Pensavo gli mancasse solo l’aureola…
 
Poco tempo dopo il suo ritorno a Sarroch, il fratello di don Pepicu si ammalò.
A don Cao fu subito chiesto se poteva fare qualcosa per lui, ma fieramente rispose:
 - Non posso fare niente per lui!
E mentre usciva aggiunse: - La giustizia di Dio non vuole che venga fatto del male ai suoi ministri.
 
Signora Nina ci tiene a precisare che comunque don Cao agiva sempre nell’interesse delle persone e mai per danneggiarle.
Anni dopo, forse tormentata da qualche dubbio, si era confidata con Agelina, la sorella di don Raffaele Perra, la quale ne parlò subito con suo fratello.
 
- Don Perra mi rassicurò facendomi capire che solo un’anima buona, eletta da Dio, poteva cacciare i demoni. Un demonio non poteva certamente cacciare un altro demonio.
 
Il ricordo di don Perra la commuove e ancora una volta ho l’opportunità di constatare quanto questo sacerdote fosse amato.
Le chiedo cosa avesse di speciale e lei mi risponde che aveva un carisma e una dolcezza fuori dal comune. Aveva grandi capacità organizzative e comunicative che fecero subito presa sui giovani.
 
- Non dimenticherò mai che, in occasione di un funerale, aveva detto che dovevamo essere sempre pronti alla chiamata di Dio e chissà quante persone fra i presenti, ci sarebbero state ancora l’anno dopo. Certamente non poteva immaginare che Dio avrebbe chiamato proprio lui nel fiore dei suoi anni!
 
Don Perra aveva portato una ventata di entusiasmo e gioventù. Di lui si ricordano le gite in campagna e soprattutto la cena della vigilia di Natale con tutti i chierichetti nella casa canonica.
Sapeva quanto fosse necessario accogliere la gente, farla sentire a proprio agio, venire loro incontro.
 
Succedeva a Giuseppe Pisu un sacerdote dai capelli completamente bianchi, curvo, stanco, che sembrava molto solo e infelice.
 
- Don Pisu aveva stretto amicizia con mio padre perché ogni tanto gli dava dei passaggi a Cagliari con il suo carro. Con lui si confidava e gli raccontava la sua vita solitaria.
 
Provo una stretta al cuore pensando a questo vecchio sacerdote che come il don Abbondio di Manzoni assomiglia ad un vaso di terracotta costretto a viaggiare in compagnia di molti vasi di ferro.
 
Tutte le persone ricordano il suo nome, il suo aspetto, la sua malinconia, ma niente altro.
Completamente diverso dal suo predecessore don Antonio Exana, un prete di mezza età, alto, scuro di carnagione, con un carattere forte e determinato, in grado di gestire situazioni difficili in cui qualche volta era richiesta anche la capacità di esorcizzare.
 
Ringrazio signora Nina per la sua testimonianza e mentre vado via mi dice che i sacerdoti che ha conosciuto sono stati preziosi punti di riferimento per tutta la comunità, capaci di dare ottimi consigli e sempre un buon esempio di condotta morale e civile.
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